CAN I SEE YOUR WORK? JUST A SHADOW OF A SHADOW / PAOLO INVERNI

BARRIERA inaugura un format di studio visit della durata di tre giorni dedicato alla narrazione della pratica artistica di Paolo Inverni in modo indiretto: attraverso una serie di riferimenti che la alimentano piuttosto che tramite l'esibizione delle opere vere e proprie.
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Giovedì, 7 settembre, alle 18.00 BARRIERA inaugura Сan I see your work? Just a shadow of a shadow di Paolo Inverni, un format di studio visit della durata di tre giorni dedicato alla narrazione della sua pratica artistica in modo indiretto: attraverso una serie di riferimenti che la alimentano piuttosto che tramite l’esibizione delle opere vere e proprie.

Сan I see your work? Just a shadow of a shadow si basa su un principio di storytelling, dove la natura ideologica dell’oggetto artistico è vista non come isola a sé, ma come parte di un sovratesto formato da testi che si relazionano gli uni agli altri per concordanza o analogia di significato o di forma. Lo scopo, infatti, è quello di costruire la narrazione attraverso degli indizi, con una messa a fuoco progressiva dell’immaginario che sta dietro e dentro la ricerca dell’artista.

Il luogo che accoglierà i materiali presenti “in mostra” — la stanza polifunzionale di BARRIERA utilizzata solitamente per eventi e talk — verrà ridefinito, dandogli un’identità coerente con l’immaginario artistico, dove lo spazio emotivo creato sarà parte integrante del lavoro di presentazione.

Oltre agli elementi di mobilio già presenti all’interno della struttura in via Crescentino 25, sarà presente anche un’opera di Wolfgang Laib proveniente da una delle collezioni e conservata nel deposito di BARRIERA, con cui l’artista vuole stabilire un dialogo. L’intento è quello di dar vita a un ambiente fortemente connotato: accogliente e puntuale allo stesso tempo, che per tre giorni porti i visitatori a viverlo come un momento di sosta, piuttosto che di transito.

Paolo Inverni (Savigliano, Cuneo, 1977) vive e lavora a Torino. La sua ricerca artistica — basata sull’utilizzo di linguaggi e media differenti che sovente assumono la forma di installazioni — indaga il concetto di punto di vista, e la sua relazione con la realtà oggettiva presunta. Suoi lavori sono stati presentati in occasione di mostre personali e collettive tra le quali: Eclissi, Galerie Mazzoli, Berlin (2015); Paths, Galerie Mazzoli, Berlin (2009); No idea how long, LocaleDue, Bologna (2017); Luci, e/static, Torino (2005); Teatrum Botanicum, PAV Parco Arte Vivente, Torino (2017); Che il vero possa confutare il falso, Santa Maria della Scala / Accademia dei Fisiocritici / Palazzo Pubblico, Siena (2016); Videoreport Italia 2008_2009, GC. AC., Monfalcone (2010); Evading Customs: Milan, Le Dictateur, Milano (2010); Découpage (f l), blank, Torino (2006); Inner spaces, Künstlerhaus Dortmund, Dortmund (2006).

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